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Alla scoperta del “cubo nero”…

Alla scoperta del “cubo nero”…

«Papà! Papà!» Mario, concentrato sulla guida in autostrada verso Milano è convinto che Manuela stia ancora dormendo accanto a lui, quando la figlia richiama la sua attenzione, all’improvviso.

La Famiglia Emme si è svegliata prima del solito, questa mattina. Alle 6 sono tutti in piedi: la signora Marianna e il marito Mario preparano la colazione, il piccolo Michele si stropiccia gli occhi e anche il gatto MicioMiao sembra aver perso la sua proverbiale, imprevedibile irrequietezza. Solo Manuela, la figlia maggiore, è sveglia e frizzante. Il papà, dopo la gita al Museo e in Biblioteca, le ha promesso di andare a Milano a scoprire insieme nuovi tesori dell’arte e della cultura.

Ma le poche ore di sonno si fanno sentire, complice la guida rilassata del padre lungo la strada che scorre piacevole, e Manuela si addormenta dopo pochi minuti di viaggio. Per questo, il suo allegro e improvviso gridare stupisce Mario.

«Cosa succede, Manuela?!»

«Quell’edificio, papà! Che cos’è? È così curioso e moderno!»

«Ah, Manuela! Hai notato una cosa bella e particolare del paesaggio. Quella costruzione è un importante magazzino automatizzato, dove vengono stoccate merci tramite robot all’avanguardia.»

«Ti prego ti prego papà! Fermiamoci a vedere!»

«Ma non volevi essere a Milano il prima possibile? – chiede, sorridente, Mario.

«Sì sì poi andiamo a Milano, ma fammi vedere da vicino quel… quel cubo nero.»

autoscatto

Manuela non lo sa, ma è proprio questo il nomignolo che, con rispettoso affetto, le persone danno al grande magazzino automatizzato che si vede dall’autostrada.

La Famiglia Emme asseconda l’entusiasmo e la curiosità della ragazza, che ha ancora viva nella memoria la bellezza delle opere del Museo, sculture e pitture moderne e contemporanee. Quell’edificio elegante e razionalista la affascina, quasi fosse una scultura di dimensioni insolite. E non ricorda, forse, il monolite nero che si vede all’inizio del film “2001 Odissea nello spazio”? O il “Quadrato nero” di quel pittore russo di cui non ricorda il nome?

 

Quasi le avesse letto nel pensiero, il padre le racconta poche, importanti cose: «Sai, Manuela, il paesaggio italiano è uno dei più belli e delicati del mondo. Per fortuna, abbiamo anche tanti bravi architetti e imprenditori, donne e uomini che lo rispettano e costruiscono con gusto e intelligenza.»

«Ma è modernissimo, papà! Come mai lo hanno fatto così, proprio qui?»

«Perché il progresso è amico della natura, se è vero progresso. Tu vedi un grande blocco nero, ma se ti avvicini puoi ammirare la complessità e la precisione di ogni particolare. I pannelli di zinco titanio sembrano la pelle di un grande organismo. Se lo immagini così, questo edificio ti sembrerà meno estraneo alla natura.»

«Cavoli, deve esserci voluto molto tempo per costruirlo…»

«È servito il tempo necessario, Manuela. Né più né meno. Il lavoro è stato fatto con pazienza, rispetto e velocità, da un grande team di persone con tante competenze differenti. Tu vedi un monolite nero, ti sembra di avere l’immagine di qualcosa di fermo e immutabile. In realtà questa costruzione è piena di vita: delle persone che con passione l’hanno realizzata, di chi come te ha avuto la curiosità di chiedere e sapere. È parte del paesaggio, lo ha trasformato in modo armonico e gli ha dato un elemento di interesse in più. Per non parlare della sua eccellente funzionalità! È bello vedere qualcosa di bello. Non è vero, Manuela?»

«Sì papà. Con questa storia della bellezza mi hai proprio convinto… quel cubo nero mi piace! È come se un pezzo di Museo fosse stato allestito in mezzo alla pianura, all’aria aperta…»

«Ah ah ah! È un’ottima considerazione, Manuela. Ora continuiamo il nostro viaggio?»

«Super volentieri!»

 

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