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Una storia di innovazione e creatività

Una storia di innovazione e creatività

«C’è un secolo di storia, da allora a oggi. Un secolo nel quale tante cose sono cambiate, ad una velocità incredibile. Eppure, resta costante e forte la passione per l’innovazione. Manuela, Michele, sono sicura che questa visita al Lanificio Conte_Shed sarà davvero entusiasmante!» «Non vedo l’ora di visitarlo, mamma.» «Anch’io, anch’io!»

Arriva la primavera e con le giornate che si allungano in una luce morbida, tra i suoni e i colori allegri della domenica, la Famiglia Emme decide di fare una delle sue gite. La meta, questa volta, è il centro storico di Schio, dove un antico opificio è stato ristrutturato e adibito a spazio espositivo.

«Il Lanificio Conte fu costruito da una delle famiglie che hanno fatto la storia dell’industria, nel territorio vicentino e italiano, ma con una visione che è di livello internazionale: Antonio Conte fondò il lanificio che porta il suo nome nel 1757 e già allora l’azienda era in grado di gestire l’intero ciclo produttivo della lana. Generazione dopo generazione, la famiglia Conte ha lasciato un patrimonio di idee e bellezza alla città, anche dal punto di vista architettonico. Ti ricordi, Michele, che quando venimmo a Schio ti parlai già di archeologia industriale?» «Sì, mamma, sono le fabbriche che non sono più fabbriche!» «Ah ah ah, esatto Michele. Hai riassunto bene, a modo tuo, di cosa si tratti: edifici sorti all’interno o immediatamente a ridosso del centro storico delle città, che poi sono stati dismessi perché sono aumentati sia lo sviluppo economico che la consapevolezza ambientale, per cui si è preferito creare zone artigianali e industriali più lontane dalle aree abitate. Giusto, Marianna?» «Sì, mamma. Quegli edifici sono molto belli e costruiti con tecniche e tecnologie che a suo tempo erano all’avanguardia. Per questo, vengono restaurati e restituiti alla cittadinanza adibiti ad usi nuovi, spesso legati ad attività culturali, artistiche, formative.» «Anche il Lanificio Conte, papà?» «Sì, Michele. Anche il Lanificio Conte_Shed.»

Lanificio_Conte_Shed_2

«Shed? Cosa vuol dire?» «Si tratta di una particolare tipologia di copertura degli edifici industriali, con la quale si riesce ad ottenere un’illuminazione diurna molto uniforme. La copertura a shed era ancora poco utilizzata quando questo opificio venne costruito. Ma era decisamente all’avanguardia: per questo, negli anni successivi ebbe una grande diffusione. Anche nel restauro della struttura è ben presente, come vi diceva la mamma, una forte passione per l’innovazione. Un secolo dopo, l’edificio è stato al centro di un progetto che ha fatto ampio uso di nuove tecnologie. I pilastri e le travi del fabbricato sono stati rinforzati mediante l’applicazione di fibre di carbonio: in questo modo, sono state limitate al minimo le variazioni degli spessori originari, ottenendo però un notevole incremento della resistenza e della portata. Particolare attenzione è stata prestata anche alla sicurezza sismica, con la realizzazione di pareti in calcestruzzo contenenti i dispositivi idraulici “shock transmitters”: sono dispositivi che reagiscono quando l’edificio viene stimolato da forze esterne, distribuendo lo “stress” meccanico su più punti.» «Le doti di resistenza della struttura sono in armonia con la luce, il respiro delle vetrate la sorprendente sensazione di leggerezza che si respira all’interno.»

«Del resto, Manuela, l’arte e le aziende hanno questo in comune. Il desiderio profondo di ricercare nuove idee e forme, la necessità di creare un patrimonio di progresso e bellezza che vada a beneficio di tutti. Da Alvise Conte agli artisti contemporanei, dallo storico Lanificio ai servizi per l’innovazione delle imprese, cambiano le persone e la funzione degli spazi ma restano immutate passione, innovazione e creatività.»

Una storia di innovazione e creatività
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